VINI D.O.C. : DENOMINAZIONE D’ORIGINE “CHERNOBYL"
08-06-2005
COMUNICATO STAMPA
8 GIUGNO 2005
8 GIUGNO 2005
VINI D.O.C.
DENOMINAZIONE D’ORIGINE “CHERNOBYL" ;
L'ASSOCIAZIONE "VOGLIO VIVERE" CHIEDE L’INTERVENTO DEI NAS PER BLOCCARE IL VINO RUSSO RADIOATTIVO
“Se fino a ieri i vini italiani erano rinomati ed esportati in tutto il mondo, oggi grazie alla globalizzazione sentiamo spesso parlare di vini californiani, argentini ma la cosa grave è cheora si parla di vinirussi provenienti da zone altamentecontaminate”, dice la Presidente
“Il problema è che non sappiamo come sono ottenuti, con quali e quanti agenti chimici sono state trattate le viti, se ci sono residui nella bottiglia che compriamo al supermercato, quale processo di vinificazione è stato utilizzato e se ci sono additivi.
Il vino russo merita un discorso a parte. A quasi vent’anni dal disastro di Chernobyl, la radioattività in quei luoghi è ancora rilevabile su una superficie molto estesa. Secondo nostre fonti, per bonificare le aree contaminate non si è trovato di meglio che piantarci vigneti.
A 200 KM da Chernobyl sembrano molti ma non lo sono quando si tratta di radioattività oltre a coltivare viti, crescono rigogliosi alberi che producono noci favolose (perché concimate dalle radiazioni) dalle quali si ricava l’olio di noci usato in pasticceria. E’ gravissimo che giunga sulle nostre tavole del vino, magari olfattivamente gradevole, ma radioattivo e che l’olio di noci contaminato finisca nei biscotti che diamo ai nostri figli.
A 200 KM da Chernobyl sembrano molti ma non lo sono quando si tratta di radioattività oltre a coltivare viti, crescono rigogliosi alberi che producono noci favolose (perché concimate dalle radiazioni) dalle quali si ricava l’olio di noci usato in pasticceria. E’ gravissimo che giunga sulle nostre tavole del vino, magari olfattivamente gradevole, ma radioattivo e che l’olio di noci contaminato finisca nei biscotti che diamo ai nostri figli.
La Presidente del Codacons Liguria Anna Massone ha chiesto l’intervento dei NAS perbloccare immediatamente l’importazione di vino ed olio che risultassero radioattivi. Anche se si trattasse solo di poche bottiglie (e non lo crediamo possibile), non si può metterea repentaglio la salute pubblica per aiutare la ripresa dell’economia russa.”
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