Retribuzione degli specializzandi 82-91

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Retribuzione degli specializzandi 82-91
Retribuzione degli specializzandi 82-91
 
Si riaprono le possibilità di vedere riconosciuto il diritto alla retribuzione degli anni di formazione specialistica per i medici ex specializzandi del 1982-91
 
(tratto da DoctorNews del 12 novembre 2008)
Cè anche la prospettiva di una sanatoria per legge, grazie a testi già depositati in Parlamento, per i medici che hanno fatto ricorso. L'iter giudiziario è stato, fino ad ora molto articolato, con alcuni passi avanti importanti, ma senza una soluzione comune definitiva. Ora, però, dopo 26 anni di carta bollata, non manca il sospetto che ci sia stato 'commercio del ricorso', che per tanti i medici danneggiati ha rappresentato solo una spesa aggiuntiva: sappiamo le parcelle legali salatissime non giustificate (ndr l'ass. Voglio Vivere concorda sulle assurde parcelle salatissime e fa presente che all'interno dell'associazione gli importi sono irrisori anche alla luce di azioni  collettive).
Va sanata l'ingiustizia senza far arricchire gli avvocati. La soluzione definitiva non è dietro l'angolo. Ci sono due testi presentati in Parlamento per una sanatoria che dovrebbe essere la via più economica e forse più breve.
LA STORIA: L'obbligo di retribuire i medici specializzandi è legato alla direttiva comunitaria del 1982. Prevedeva la retribuzione, a carico degli Stati, sia per coloro che svolgessero la specializzazione a tempo pieno, sia a tempo ridotto. L'Italia ha recepito la direttiva solo nel 1991, ma senza indicazioni sui medici già specializzati. Nello stesso tempo ha introdotto l'obbligo del tempo pieno e l'incompatibilità con attività lavorativa di ogni genere. In pratica, però, in moltissime università è stato retribuito solo chi aveva iniziato il corso nel 1991. Tutto ciò ha dato il via ad un vasto contenzioso contro lo Stato italiano, secondo i ricorrenti "inadempiente agli obblighi comunitari".   In sede amministrativa, il Consiglio di Stato ha ritenuto meritevoli di retribuzione (sotto forma di borsa di studio) solo quei medici che dichiarassero (ed autocertificassero, con tutte le conseguenze del caso) di non aver mai svolto attività lavorativa durante gli anni di frequenza, con un ulteriore corollario: chi aveva lavorato anche un solo anno, era escluso in toto della borsa. Allo stato la giurisprudenza è granitica nell'accogliere la difesa dell'avvocatura che ritiene il diritto prescritto, e che fa decorrere la possibilità di accedervi dall'entra in vigore della legge, nel 1991. Altre pronunce, addirittura, fanno maturare la prescrizione di anno in anno, durante lo svolgimento del rapporto. L'orientamento della giurisprudenza individua la supremazia del diritto comunitario rispetto a quello nazionale con pronunce che stabiliscono anche la rimozione di atti definitivi dell'amministrazione, se emanati in contrasto con la normativa comunitaria. Potrebbe (ndr ma è molto remota la possibilità secondo l'ass. Voglio Vivere... mi manda Anna Massone) esserci la possibilità di una class action (ndr a tutt'oggi inesistente in Italia). Nella giurisprudenza di merito, recentemente, per la prima volta in modo chiaro e netto, la Corte di Appello di Genova (grazie a due degli avvocati che da anni collaborano in campo sanitario con l'Ass. VOGLIO VIVERE ..... mi manda Anna Massone) ha accolto la tesi dell'illecito permanente.
Ad oggi "la prescrizione" in danno ai medici "non è" neppure "iniziata a decorrere" essendoci assenza di un adeguamento pieno e completo alla normativa comunitaria da parte dello Stato. Pertanto ogni medico, anche se non ha mai agito, può promuovere azioni a tutela del proprio diritto.