no agli studi legali trasformati in aziende

stampa articolo

no agli studi legali trasformati in aziende
Comunicato Stampa
15 luglio 2006
Cronaca Nazionale
 
NO AGLI STUDI LEGALI TRASFORMATI IN AZIENDE
 
SIAMO DALLA PARTE DEI CONSUMATORI
 E QUINDI SOSTENIAMO GLI AVVOCATI
 
 
Non sempre le liberalizzazioni tanto agognate dalle associazioni di consumatori si risolvono in vantaggi per i portafogli dei cittadini. Prendiamo l’esempio della professione di avvocato. Nell’intenzione del legislatore si vorrebbe forse facilitare l’ingresso dei giovani, eliminare certe posizioni dominanti, migliorare i servizi resi alla clientela.
“L’abolizione dei minimi tariffari sembra una panacea, ma così non è.
Si fa intendere che andare dall’avvocato costerà meno e saremo tutti più contenti, come affermano le associazioni dei consumatori che plaudono all’americanizzazione dei ruoli. Ne siamo sicuri?”, si chiede Anna Massone Presidente Nazionale VOGLIO VIVERE.
 
“Ricordiamoci cosa è accaduto nel settore delle assicurazioni, ad esempio, dove la liberalizzazione ha significato un aumento vertiginoso dei costi per i consumatori. Tutte le modifiche introdotte dal legislatore mirano ad avvantaggiare un certo tipo di professione legale, quello che si svolge all’interno di uno studio-azienda che può:
1) abbassare le tariffe perché, un po’ come al supermercato, riesce ad abbassare i costi lavorando sulle quantità;
2) pubblicizzare la propria attività, come fa il supermercato – al contrario un avvocato che volesse pubblicizzare il proprio studio avrebbe un aumento di costi che inciderebbe negativamente sulle tariffe e ne provocherebbe l’aumento;
3) avere un socio di capitali al quale interessa solo la massimizzazione degli utili e non l’interesse dell’assistito”.
“Con l’abolizione del divieto di patto di quota-lite sarà possibile che l’avvocato venga remunerato con una parte cospicua della somma ottenuta con l’azione legale ed attualmente destinata in toto all’assistito. Poniamo il caso che il cliente, od anche il consumatore che si è rivolto ad un’associazione di consumatori, ottenga un risarcimento danni di 100.000 euro. Ebbene, l’avvocato o i legali dell’associazione potrebbero trattenere per sé anche 50.000 euro!!!
Noi riteniamo che i giovani avvocati usciranno molto male da questa riforma: o finiranno precari presso un  grande studio-azienda o faticheranno a camminare da soli a meno che non abbiano appoggi esterni. Una riforma del genere non doveva essere fatta in una notte. Andava ponderata e concordata con le parti sociali indagando prima a fondo sui potenziali effetti positivi e negativi. Noi siamo d’accordo con gli avvocati perché siamo dalla parte dei consumatori. Non è una contraddizione, l’abbiamo spiegato. Prima di accogliere senza mezzi termini le richieste delle associazioni dei consumatori, il governo avrebbe dovuto ascoltare anche le altre parti in causa per ottenere una riforma realmente a favore dei consumatori. Riconosca il suo errore e concordi con gli avvocati le opportune modifiche”.
 
Continua la Presidente di VOGLIO VIVERE Anna Massone che tutela i consumatori-assistiti:
“Appoggiamo ed appoggeremo  l’astensione dall’attività giudiziaria indetta dal 12 al 21 luglio e la manifestazione proclamata a livello nazionale per il giorno 27 luglio”.
 
INFOSTAMPA 010 59 58 259          339 75 18 137