vertici codacons a giudizio
Ci scrivono e pubblichiamo: Grazie Dott. Rienzi presidente Codacons per aver aiutato Prodi a mettere l'infinità di tasse che non certo colpiscono i ricchi ma la molteplicità di noi che siamo persone che appartengono al ceto medio e medio-basso. Pensavamo che come associazione dei consumatori il Codacons ci volesse tutelare.
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| Inchiesta Roccaraso: rinvio a giudizio per il sostituto procuratore e per Rienzi Argomento: CRONACA CAMPOBASSO. Il procuratore della Repubblica di Campobasso Mario Mercone, ha emesso la richiesta di rinvio a giudizio per quattro dei dieci indagati avviata dalla Procura molisana su alcuni magistrati abruzzesi e su altri personaggi che si sono occupati o erano coinvolti nella maxi inchiesta sugli appalti sospetti di Roccaraso, terminata con l'arresto dell'ex sindaco Camillo Valentini per concussione, suicidatosi in carcere due giorni dopo, il 16 agosto 2004. Il rinvio a giudizio è stato chiesto per il sostituto procuratore Maria Teresa Leacche, per l'ispettore di polizia, Massimiliano Mancini (ad entrambi contestato l'abuso d'ufficio) e per il presidente del Codacons Carlo Rienzi e il vicepresidente Giuseppe Ursini. Richiesta di archiviazione, invece, per Giovanni Melogli (procuratore della Repubblica di Sulmona), Michele Ramundo (magistrato), Elena Celidonio, convivente di Melogli, Gisella Valentini, (assessore comunale di Roccaraso), Luigi D'Orazio (giudice del Tribunale di Sulmona), Aura Scarsella (sostituto procuratore del Tribunale di Sulmona) e anche per alcuni dei reati contestati a Leacche, Rienzi e Ursini. I 4 RINVII A GIUDIZIO Il sostituto procuratore Maria Teresa Leaccche, secondo la Procura di Campobasso (competente per i giudizi che coinvolgono magistrati abruzzesi) «non si sarebbe astenuto dal seguire l'inchiesta sul sindaco di Roccaraso pur trovandosi in una situazione di incompatibilità». Pare infatti che i suoi familiari erano comproprietari di uno stabile sull'Aremogna a Roccaraso che il sindaco Valentini aveva dichiarato inagibile. «La Pm Leacche», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Pm Mario Mercone «per finalità private ingiustificatamente persecutorie dopo le ordinanze sindacali di revoca (con cui proprio il sindaco Valentini aveva dovuto dichiarare inagibile l'immobile Hotel Paradiso in cui il pm Leacche aveva un immobile in proprietà, ndr) ed allo scopo di arrecare un danno ingiusto al Valentini ... e ottenuta l'esecuzione della misura cautelare partiva subito, dopo appena tre giorni, per gli Stati Uniti in aspettativa per un anno, così privando il procedimento di un magistrato che ne avesse piena contezza e potesse esprimersi re cognita sulle prevedibili immediate istanze de libertate ..». L'ispettore di polizia Mancini, invece, secondo le ricostruzioni degli inquirenti molisani, avrebbe portato avanti le indagini sull'ex sindaco di Roccaraso, «rivelando un anomalo intendimento di persecuzione inquisitoria ed assoluta mancanza di serenità e imparzialità in quanto mosso da risentimenti personali e da spirito di rivalsa perché sua madre era inquilina in lite in un immobile di proprietà del nonno di Valentini». Si legge ancora nella richiesta di rinvio a giudizio. Calunnia e diffamazione, invece, i reati contestati ai due responsabili del Codacons «anche strumentalizzando il ruolo del Codacons». Attraverso l'organizzazione che tutela i diritti dei consumatori, secondo la procura di Campobasso, i due «facevano pervenire alla magistratura, al Csm, al pg presso la Corte di Cassazione, ai Ministeri della Giustizia e dell'Interno, esposti e atti contro i magistrati di Sulmona e contro l'ex presidente della Corte di Appello dell'Aquila, Michele Ramundo, che si erano occupati a vario titolo di procedimenti giudiziari contro l'ex sindaco di Roccaraso». CODACONS: «ISPEZIONE URGENTE A SULMONA» Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha presentato una richiesta di «ispezione urgente» sugli uffici giudiziari di Sulmona e sul Gup, Massimo De Cesare che si sta occupando dell'inchiesta legata agli appalti sospetti di Roccaraso. «E' ora inevitabile lo spostamento del processo in altra sede», ha dichiarato Rienzi, «e l'immediata sospensione dal servizio dell'ispettore Mancini, cosa che abbiamo immediatamente chiesto al questore dell'Aquila e al ministro degli Interni Amato». Il Codacons ha intanto chiesto al Consiglio superiore della magistratura e al ministero della Giustizia la sospensione cautelare dal servizio anche per il sostituto procuratore, Maria Teresa Leacche. LA VICENDA DI ROCCARASO L'inchiesta "Snow white" scoppiò a Roccaraso nell'estate del 2004. Al centro dell'inchiesta finì l'allora sindaco di Roccaraso Camillo Valentini (centrosinistra) che secondo gli inquirenti avrebbe estorto denaro e altri beni a imprenditori della zona in merito all'assegnazione di appalti per la realizzazione di lavori del Comune. Tra questi anche la realizzazione di alcune opere pubbliche legate alla candidatura di Roccaraso a ospitare una gara di Coppa del Mondo di sci. Valentini era stato chiamato a rispondere di corruzione, peculato, abuso d'ufficio, falso ideologico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Oltre a Valentini, l'inchiesta coinvolse altre 32 persone. Tra queste, l'ex assessore regionale al turismo Massimo Desiati, dell'assessore al Bilancio del Comune di Roccaraso, Gisella Valentini, il vice sindaco Giuseppe Di Virgilio, e due magistrati, il giudice del Consiglio di Stato Raffaele Maria De Lipsis e il capo della Procura di Sulmona, Giovanni Melogli (la cui posizione è stata stralciata e trasmessa per competenza territoriale a Campobasso), oltre a imprenditori e funzionari pubblici. Due giorni dopo l'arresto Valentini si tolse la vita nella sua cella, infilando sulla testa una busta di plastica, stretta al collo legandola con i lacci delle scarpe da tennis che indossava al momento dell'arresto. Il regolamento consentiva l'uso dei lacci. 20/02/2007 11.04 |
Il sindaco suicida in carcere? Un uomo onesto.
I colpevoli? Altrove.
Così il presidente del Codacons vuole ribaltare il caso.
I colpevoli? Altrove.
Così il presidente del Codacons vuole ribaltare il caso.
| Il procuratore della Repubblica di Campobasso Mario Mercone, ha emesso la richiesta di rinvio a giudizio per quattro dei dieci indagati avviata dalla Procura molisana su alcuni magistrati abruzzesi e su altri personaggi che si sono occupati o erano coinvolti nella maxi inchiesta sugli appalti sospetti di Roccaraso, terminata con l'arresto dell'ex sindaco Camillo Valentini per concussione, suicidatosi in carcere due giorni dopo, il 16 agosto 2004. Il rinvio a giudizio è stato chiesto per il sostituto procuratore Maria Teresa Leacche, per l'ispettore di polizia, Massimiliano Mancini (ad entrambi contestato l'abuso d'ufficio) e peril presidente del Codacons Carlo Rienzi e il vicepresidente Giuseppe Ursini. Richiesta di archiviazione, invece, per Giovanni Melogli (procuratore della Repubblica di Sulmona), Michele Ramundo (magistrato), Elena Celidonio, convivente di Melogli, Gisella Valentini, (assessore comunale di Roccaraso), Luigi D'Orazio (giudice del Tribunale di Sulmona), Aura Scarsella (sostituto procuratore del Tribunale di Sulmona) e anche per alcuni dei reati contestati a Leacche, Rienzi e Ursini. Il sostituto procuratore Maria Teresa Leacche, secondo la Procura di Campobasso (competente per i giudizi che coinvolgono magistrati abruzzesi) «non si sarebbe astenuto dal seguire l'inchiesta sul sindaco di Roccaraso pur trovandosi in una situazione di incompatibilità». Pare infatti che i suoi familiari fossero comproprietari di uno stabile sull'Aremogna a Roccaraso che il sindaco Valentini aveva dichiarato inagibile. «La Pm Leacche», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Pm Mario Mercone «per finalità private ingiustificatamente persecutorie dopo le ordinanze sindacali di revoca (con cui proprio il sindaco Valentini aveva dovuto dichiarare inagibile l'immobile Hotel Paradiso in cui il pm Leacche aveva un immobile in proprietà, ndr) ed allo scopo di arrecare un danno ingiusto al Valentini ... e ottenuta l'esecuzione della misura cautelare partiva subito, dopo appena tre giorni, per gli Stati Uniti in aspettativa per un anno, così privando il procedimento di un magistrato che ne avesse piena contezza e potesse esprimersi re cognita sulle prevedibili immediate istanze de libertate ..». L'ispettore di polizia Mancini, invece, secondo le ricostruzioni degli inquirenti molisani, avrebbe portato avanti le indagini sull'ex sindaco di Roccaraso, «rivelando un anomalo intendimento di persecuzione inquisitoria ed assoluta mancanza di serenità e imparzialità in quanto mosso da risentimenti personali e da spirito di rivalsa perché sua madre era inquilina in lite in un immobile di proprietà del nonno di Valentini». Si legge ancora nella richiesta di rinvio a giudizio. Calunnia e diffamazione, invece, i reati contestati ai due responsabili del Codacons «anche strumentalizzando il ruolo del Codacons». Attraverso l'organizzazione che tutela i diritti dei consumatori, secondo la procura di Campobasso, i due «facevano pervenire alla magistratura, al Csm, al pg presso la Corte di Cassazione, ai Ministeri della Giustizia e dell'Interno, esposti e atti contro i magistrati di Sulmona e contro l'ex presidente della Corte di Appello dell'Aquila, Michele Ramundo, che si erano occupati a vario titolo di procedimenti giudiziari contro l'ex sindaco di Roccaraso». Fonte PrimaDaNoi |
| Colpo di scena nell'inchiesta sul suicidio del sindaco di Roccaraso. La Procura di Campobasso non archivia la posizione del Procuratore capo di Sulmona, dei suoi sostituti, funzionari e Codacons |
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| associazioni e lobbying | |
| codacons rinviato a giudizio a roccaraso la sposa di cesare si diceva un tempo. però... che notizia... soprattutto per chi ha militato tanti anni in questa associazione come tanti di europeanconsumers, duri e puri. mai e poi mai sarebbe incorso in un simile scivolone il vecchio codacons | |
| CRONACA - L'Aquila Inchiesta Roccaraso: rinvio a giudizio per il sostituto procuratore e per Rienzi CAMPOBASSO. Il procuratore della Repubblica di Campobasso Mario Mercone, ha emesso la richiesta di rinvio a giudizio per quattro dei dieci indagati avviata dalla Procura molisana su alcuni magistrati abruzzesi e su altri personaggi che si sono occupati o erano coinvolti nella maxi inchiesta sugli appalti sospetti di Roccaraso, terminata con l'arresto dell'ex sindaco Camillo Valentini per concussione, suicidatosi in carcere due giorni dopo, il 16 agosto 2004. Il rinvio a giudizio è stato chiesto per il sostituto procuratore Maria Teresa Leacche, per l'ispettore di polizia, Massimiliano Mancini (ad entrambi contestato l'abuso d'ufficio) e per il presidente del Codacons Carlo Rienzi e il vicepresidente Giuseppe Ursini. Richiesta di archiviazione, invece, per Giovanni Melogli (procuratore della Repubblica di Sulmona), Michele Ramundo (magistrato), Elena Celidonio, convivente di Melogli, Gisella Valentini, (assessore comunale di Roccaraso), Luigi D'Orazio (giudice del Tribunale di Sulmona), Aura Scarsella (sostituto procuratore del Tribunale di Sulmona) e anche per alcuni dei reati contestati a Leacche, Rienzi e Ursini. I 4 RINVII A GIUDIZIO Il sostituto procuratore Maria Teresa Leaccche, secondo la Procura di Campobasso (competente per i giudizi che coinvolgono magistrati abruzzesi) «non si sarebbe astenuto dal seguire l'inchiesta sul sindaco di Roccaraso pur trovandosi in una situazione di incompatibilità». Pare infatti che i suoi familiari erano comproprietari di uno stabile sull'Aremogna a Roccaraso che il sindaco Valentini aveva dichiarato inagibile. «La Pm Leacche», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Pm Mario Mercone «per finalità private ingiustificatamente persecutorie dopo le ordinanze sindacali di revoca (con cui proprio il sindaco Valentini aveva dovuto dichiarare inagibile l'immobile Hotel Paradiso in cui il pm Leacche aveva un immobile in proprietà, ndr) ed allo scopo di arrecare un danno ingiusto al Valentini ... e ottenuta l'esecuzione della misura cautelare partiva subito, dopo appena tre giorni, per gli Stati Uniti in aspettativa per un anno, così privando il procedimento di un magistrato che ne avesse piena contezza e potesse esprimersi re cognita sulle prevedibili immediate istanze de libertate ..». L'ispettore di polizia Mancini, invece, secondo le ricostruzioni degli inquirenti molisani, avrebbe portato avanti le indagini sull'ex sindaco di Roccaraso, «rivelando un anomalo intendimento di persecuzione inquisitoria ed assoluta mancanza di serenità e imparzialità in quanto mosso da risentimenti personali e da spirito di rivalsa perché sua madre era inquilina in lite in un immobile di proprietà del nonno di Valentini». Si legge ancora nella richiesta di rinvio a giudizio. Calunnia e diffamazione, invece, i reati contestati ai due responsabili del Codacons «anche strumentalizzando il ruolo del Codacons». Attraverso l'organizzazione che tutela i diritti dei consumatori, secondo la procura di Campobasso, i due «facevano pervenire alla magistratura, al Csm, al pg presso la Corte di Cassazione, ai Ministeri della Giustizia e dell'Interno, esposti e atti contro i magistrati di Sulmona e contro l'ex presidente della Corte di Appello dell'Aquila, Michele Ramundo, che si erano occupati a vario titolo di procedimenti giudiziari contro l'ex sindaco di Roccaraso». CODACONS: «ISPEZIONE URGENTE A SULMONA» Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha presentato una richiesta di «ispezione urgente» sugli uffici giudiziari di Sulmona e sul Gup, Massimo De Cesare che si sta occupando dell'inchiesta legata agli appalti sospetti di Roccaraso. «E' ora inevitabile lo spostamento del processo in altra sede», ha dichiarato Rienzi, «e l'immediata sospensione dal servizio dell'ispettore Mancini, cosa che abbiamo immediatamente chiesto al questore dell'Aquila e al ministro degli Interni Amato». Il Codacons ha intanto chiesto al Consiglio superiore della magistratura e al ministero della Giustizia la sospensione cautelare dal servizio anche per il sostituto procuratore, Maria Teresa Leacche. LA VICENDA DI ROCCARASO L'inchiesta "Snow white" scoppiò a Roccaraso nell'estate del 2004. Al centro dell'inchiesta finì l'allora sindaco di Roccaraso Camillo Valentini (centrosinistra) che secondo gli inquirenti avrebbe estorto denaro e altri beni a imprenditori della zona in merito all'assegnazione di appalti per la realizzazione di lavori del Comune. Tra questi anche la realizzazione di alcune opere pubbliche legate alla candidatura di Roccaraso a ospitare una gara di Coppa del Mondo di sci. Valentini era stato chiamato a rispondere di corruzione, peculato, abuso d'ufficio, falso ideologico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Oltre a Valentini, l'inchiesta coinvolse altre 32 persone. Tra queste, l'ex assessore regionale al turismo Massimo Desiati, dell'assessore al Bilancio del Comune di Roccaraso, Gisella Valentini, il vice sindaco Giuseppe Di Virgilio, e due magistrati, il giudice del Consiglio di Stato Raffaele Maria De Lipsis e il capo della Procura di Sulmona, Giovanni Melogli (la cui posizione è stata stralciata e trasmessa per competenza territoriale a Campobasso), oltre a imprenditori e funzionari pubblici. Due giorni dopo l'arresto Valentini si tolse la vita nella sua cella, infilando sulla testa una busta di plastica, stretta al collo legandola con i lacci delle scarpe da tennis che indossava al momento dell'arresto. Il regolamento consentiva l'uso dei lacci. http://www.primadanoi.it/contatore/display.php
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GIU' LE MANI DAI CONSUMATORI
No agli ex sindacalisti ed avvocati alla guida delle associazioni
ATTENZIONE NON COMPONETE NUMERI CHE INIZIANO CON
892......
NON SONO NUMERI VERDI,
COME AFFERMANO ALCUNI, MA A PAGAMENTO ED
ANCHE MOLTO SALATI
CODACONS SCRIVE E NOI GENTILMENTE PUBBLICHIAMO
Premesso che il Codacons è associazione ambientalista riconosciuta a livello nazionale ex lege 349/1986,
si rappresenta il caso emblematico della c.d. “tassa di lusso”sulle proprietà immobiliari nella regione
Sardegna, imposta per cui il Codacons si è battuto,chiedendone l’introduzione; ebbene, ancora
il 5 maggio 2006, Anna Massone inviava mail ai destinatari di una mailing list nella quale lancia strali
polemici e promuove boicottaggi contro la regione Sardegna, rea – secondo Lei di aver introdotto
una (ingiusta secondo Anna Massone) giusta secondo il Codacons imposta a carattere ambientale
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CODACONS non sapendo come distruggerci per fermarci perchè vi stiamo difendendo, tenta meschini attacchi trasversali.
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Il Giornale Venerdì 2 giugno 2006 Cronaca pag. 39
Il Codacons non difende i cittadini dalle tasse.
La battaglia contro la tassa di lusso imposta dal governatore della Sardegna Renatu Soru sulle case dei turisti non è condotta dal Codacons (e da nessun'altra, aggiungiamo). Lo fa sapere Codacons, che prende le distanze da Anna Massone, presidente dell'Associazione "Voglio Vivere" impegnata contro le tasse.
GIU' LE MANI DAI CONSUMATORI e DAI SARDI
Il codacons sta' cercando di andare a solleticare le speranze di medici di ottenere risarcimenti, o comunque liquidazioni, a fronte di voci che non sono più azionabili.
È pacifico che, a seguito dell'approvazione di conforme risoluzione della Comunità Europea, a partire dal 1981/82, lo Stato Italiano fosse in mora relativamente al recepimento dell'obbligo di retribuire i medici laureati, per ciò che attiene al periodo che essi trascorrano durante la frequentazione delle scuole di specialità al fine di acquisire specializzazioni post laurea.
Tuttavia, deve essere ricordato che con d. lgs 8.8.91 n° 257, lo Stato italiano aveva finalmente recepito detto obbligo. Pertanto, la situazione tutelabile riguarda esclusivamente i medici (anche se si tratta di diverse decine di migliaia) che avevano frequentato le scuole di specialità tra il 1981 ed il 1991. Anche il comunicato del codacons evidenzia, sia pure in modo non del tutto trasparente, che le posizioni che potrebbero formare oggetto del suo interessamento sono quelle collocate in detta fascia temporale. Se ciò è esatto, e non può essere altrimenti, deve evidenziarsi che la presunta iniziativa del comitato, il quale riterrebbe di attivare oggi ben 3000 posizioni oggetto di class action, è del tutto fuori di ogni attendibilità: infatti, non è dubbio che anche questa, come qualunque altra situazione giuridica, è soggetta a prescrizione. Sino al 2001/02, si riteneva pacificamente che il termine prescrizionale applicabile alla richiesta del medico specializzando (creditore della equa retribuzione da parte dello Stato per gli anni di frequentazione della scuola di specialità) fosse inquadrata nel termine decennale. Successivamente, probabilmente anche come reazione dei tribunali alla proliferazione di cause consimili, si è affermato che la lesione sopportata dal medico specializzando che non avesse ricevuto la equa retribuzione prevista dalla normativa comunitaria, dovesse inquadrarsi nell'ambito di un danno infertogli dallo Stato per non aver colposamente recepito detta direttiva: si tratterebbe cioè di un danno di tipo aquiliano, come tale soggetto a prescrizione quinquennale: ciò che ad esempio stato affermato dal Tar Lazio 3824/2002; Cassazione 8110/2002; Tribunale Bologna 24.10.01. Non è quindi dubitabile che, essendosi nel frattempo consolidato l'orientamento che individua nel termine quinquennale la prescrizione della fattispecie, l'odierna iniziativa in tal senso abbia esclusivamente una finalità di raccogliere adesioni, e magari fondi spese da parte di interessati, le cui aspettative però non potranno che risultare del tutto insoddisfatte.
Due le parole anche sulla class action: si premette che, per quanto di conoscenza ad oggi, non consta che siano ancora state concretamente attivate azioni del genere in Italia,
(la legge entrerà in vigore ...............forse............... nel 2010.
anche perché è certa la pendenza di studi finalizzati alla sostanziale e profonda immutazione del sistema delineato dal primo schema normativo già emanato. Ma, anche a prescindere da ciò, non si deve dimenticare che la class action (e ciò è ad essa tipico ed inderogabile) è un'azione legale del consumatore, in quanto tale, nei confronti di un soggetto che eroga servizi o vende beni sul mercato. Laddove la fattispecie qui in esame riguarda un rapporto, di natura pubblicistica, tra un cittadino ed una pubblica amministrazione, e si inquadra quindi in un contesto nel quale in nessun modo è lecito, logico e sistematicamente corretto parlare di class action.
Il che evidenzia in modo indiscutibile come l'annuncio del codacons si inserisca in un contesto di assoluta inattendibilità.
Oggi le cose sono cambiate grazie all'intervento e vittoria dei legali che collaborano da anni con la nostra associazione "Voglio Vivere ... mi manda Anna Massone", che avendo vinto in appello la causa per 43 medici liguri, gli specializzandi possono tornare a fare azioni legali per il recupero delle somme a loro dovute (40.000 / 55.000 euro) (cliccare qui)
L'avv. Giuseppe Ursini vice presidente Codacons Nazionale candidato nella lista Unione Democratica Consumatori è stato rinviato a giudizio.
| Successo di Prodi grazie anche alla Lista Consumatori! |
| ELEZIONI POLITICHE 2006: LISTA CONSUMATORI C.O.D.A.CONS - DEMOCRAZIA CRISTIANA SODDISFATTA PER IL SUCCESSO DI PRODI E PER L’APPORTO DECISIVO DELLA LISTA ALLA VITTORIA |
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