PREZZI

“Il prezzo del pane scala la vetta del portafogli, i consumi si riducono al minimo e prossimamente il pane si comprerà a carati come in gioielleria”, denuncia la Presidente nazionale del coordinamento per la vera tutela dei consumatori VOGLIO VIVERE. “I panificatori si difendono adducendo le solite scuse, il costo della manodopera specializzata, il lavoro notturno, il costo delle materie prime. In realtà, il prezzo  delle farine è in caduta libera, vista la concorrenza mondiale, ma libretti e panini hanno cifre sempre più iperboliche. I panificatori ci dicono che più il pane è di pezzatura piccola più è costoso produrlo, ma i consumatori si chiedono come mai anche i grossi pani rustici a base di segale, cereali o semola siano costosi, registrando prezzi anche doppi. La fortuna dei panificatori”, continua Anna Massone, “è che il pane non è ancora prodotto dai cinesi, se no costerebbe 1,00 euro e farebbe chiudere tutte le panetterie-gioiellerie. Nemmeno la tanto osannata qualità potrebbe salvarle, perché chi deve fare i conti con lo stipendio a fine mese non può permettersi di scegliere la qualità. Piuttosto, se ha tempo, preferisce farsi il pane in casa sapendo quali ingredienti usa e quanto gli costa (circa un decimo di spesa per fsre due pani da mezzo chilo). VOGLIO VIVERE non pretende che i panificatori regalino il pane, ma che facciano la loro parte contro il caro euro, offrendo qualche tipo di pane, ugualmente mangiabile, ad un prezzo più equo, ad esempio tra i 2,00 euro e i 2,30 euro al chilo. Ormai neppure nei discount lo vendono con buon rapporto qualità-prezzo e ormai si tengono i clienti saldamente per il portafogli!”

Anna Massone denuncia anche il ripetersi delle prassi antigieniche e contrarie alle norme HACCP: mancato uso di guanti e cuffie, maneggiare pane e focacce e contemporaneamente banconote e monete, che è risaputo sono bombe batteriche. Inoltre, è intollerabile che le consegne ai panificatori siano effettuate alle tre di notte nei centri abitati e che i trasportatori, non potendo utilizzare le toilette dei bar, chiusi a quell’ora, soddisfino le proprie esigenze fisiologiche nascondendosi dietro il camion e poi via a scaricare i sacchi di farina senza potersi lavare le mani.

Prosegue la Presidente Anna Massone: “Abbiamo inviata alla ASL di Laigueglia la richiesta di controlli da parte loro ai panificatori della zona, avendo ricevuto parecchie lamentatele da parte dei  turisti per il continuo passaggio dalla focaccia ai soldi con conseguente lavaggio mani nell’olio  della focaccia (nemmeno la proforma di uno straccio dove fingere di pulirsi).

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1 Commenti

  1. Giovanna 25-11-2011 11:36:32

    Da ragazzina (negli anni '80) ho lavorato per un paio di mesi in una rivendita di pane.
    La titolare mi raccontava che esiste una legge che obbliga i panificatori a vendere, a chiunque ne sia al corrente e ne faccia richiesta, il pane popolare al prezzo "popolare" di 1000 Lire al kilo.
    Oltre ai cartellini che informavano i clienti degli ingredienti utilizzati per fare il pane doveva esserci anche il cartellino con il prezzo esposto del pane popolare, che poi andava a finire regolarmente sotto ad altri cartelli che indicavano invece il prezzo del pane lavorato.
    Il pane popolare doveva essere una pagnotta da 1 kg.
    Ho prevato a cercare in internet, se trovavo qualche indicazione di questa legge ma non ho trovato nulla.
    Esiste ancora questa legge?
    A che prezzo sarebbe, in euro oggi, il pane popolare?



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